Come peggiorare
Tutti noi siamo stati educati a fare sempre meglio, nella vita quotidiana, negli studi, nello sport, nel lavoro, perfino nelle attività ricreative e ludiche. Per cui ci riesce difficile concepire di voler peggiorare qualcosa. Eppure sarebbe interessante allenarsi a peggiorare volontariamente le situazioni, perché spesso facciamo guai proprio nell'intento di migliorare noi e gli altri, mentre invece capire che cos'è che può peggiorare la situazione significa mettere in luce un elemento capace di modificare il sistema, e quindi di migliorarlo, se orientato in modo funzionale.
Come di consueto, parliamo un po' del come peggiorare nelle arti visive (visioni) e nel problem solving (soluzioni).
Visioni
Chi impara a disegnare e dipingere dal vero, o a fare fotografie, pensa di dover osservare tutto con gli occhi bene aperti per non lasciarsi sfuggire nulla, e di usare gli strumenti migliori, le matite più appuntite, i pennelli più sottili per dipingere con la massima precisione. Invece il maestro gli consiglia di socchiudere gli occhi per favorire la percezione delle masse piuttosto che dei particolari, e gli fa usare strumenti grossolani come grandi pennelli, carboni, gessetti. Queste limitazioni portano l'allievo a costruire le figure con pochi tratti e macchie di colori, per procedere gradualmente alla rifinitura dei particolari, considerandoli come elementi secondari da aggiungere man mano ad una struttura solida e ben composta.
L'artista evoluto avrà imparato a realizzare immagini ben disegnate e ben colorite, ma a volte si divertirà a fare qualcosa di storto, di sbagliato, di peggiorativo o di limitante, per ottenere opere diverse dal suo solito, per stimolare la sua creatività e la soluzione dei suoi problemi pittorici.
Una prima scelta limitante riguarda tecniche e strumenti. Possiamo decidere di usare solo pennelli piatti di grandi dimensioni, o solo spatole, o tecniche a bassa risoluzione come il mosaico, che ci costringono a semplificare le figure in modo drastico.
Giorgio Morandi, per esempio, ha dipinto questo paesaggio nel 1940. Morandi era solito ritrarre piccoli settori di paesaggi lontani, come se li inquadrasse con un lungo teleobiettivo, e ne semplificava le forme con grandi pennellate di colore a olio disteso ad impasto.
Oppure possiamo distorcere le figure con prospettive e scorci molto arditi, o deformarle per esprimere sentimenti estremi come rabbia, paura, dolore.
Antonio Ligabue visualizza la violenza della natura con la tigre in lotta con un grande serpente che la sta avvolgendo nelle sue spire. Le pennellate sono grandi e robuste, i colori sono vivaci ed esaltati dalle pennellate nere che disegnano le striature della tigre, le macchie del serpente e le diverse strutture della vegetazione in cui i sue lottatori sono immersi. La deformazione espressiva è evidente nella testa della tigre, con la bocca esageratamente grande come a voler visualizzare il ruggito della belva.
In gran parte della deformazione si serve la caricatura, che esagera alcuni particolari per satireggiare su caratteristiche e difetti del personaggio o della sua attività. Honoré Daumier disegna nel 1835 "Le Banquier" accentuando il pancione, le grasse guance cascanti, l'aria altezzosa.
L'esagerazione di parti del corpo e le rappresentazioni caricaturali compaiono già nell'antichità, ed erano praticate anche da grandi maestri come Leonardo o il Bernini.
Enrico Baj ha realizzato serie di quadri polimaterici rappresentanti grotteschi generali come questo del 1973, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta nel comando o nella paura di una bomba, le decorazioni improbabili, la divisa che diventa una seconda pelle e il piccolo membro pendulo, ad esprimere la ripugnanza dell'artista di fronte ai burocrati della guerra.
Molti artisti deteriorano volutamente la superficie del quadro e la materia pittorica, con l'introduzione di corpi estranei, l'uso di materiali di scarto, stracci, materie organiche. Sono famosi i Concetti Spaziali di Lucio Fontana dei primi anni '60, con le tele tagliate e le ceramiche bucherellate, o le Combustioni di Alberto Burri degli anni '50 dove i quadri vengono realizzati addirittura bruciandoli con la fiamma ossidrica. Ma mentre Burri usa materiali umili come tele di sacco e plastiche bruciate sublimandoli in composizioni da grande gradevolezza estetica, Baj fa di tutto per rendere sgradevoli i suoi quadri, allo scopo di accentuarne il valore espressivo di denuncia.
Rosso Plastica è un quadro realizzarto da Alberto Burri nel 1963 con colore acrilico e plastica bruciata e solidificata con vinavil. La materia in Burri acquista una sua preziosità grazie alla colla vinavil che vetrifica e raffredda i materiali feriti dalla violenza della fiamma. Anche se si è messo a dipingere da adulto dopo una carriera di ufficiale medico, Burri è un vero pittore, e come tale usa fiamma ossidrica, pennelli, colori e materiali da pittore attento alla forma, alla materia, alla composizione. Ma tutto si costruisce intorno all'elemento distruttivo, o quanto meno modificante come la fiamma.
Man Ray sfrutta un incidente per inventare l'effetto fotografico di solarizzazione, in cui una forte sovraesposizione produce un rovesciamento della curva di annerimento dei sali d'argento. Gli era successo che durante lo sviluppo in camera oscura si era improvvisamente accesa una luce. Invece di buttare le foto rovinate, egli le osservò e ne fece una delle sue tecniche, ben visibile in questo suo autoritratto del 1934.
--Nel 1969 Bruno Munari produce le sue Xerografie, esperimenti di deformazioni fatti con la fotocopiatrice Xerox, che era usata solo come apparecchio da ufficio, e che Munari provò ad usare in tutti i modi in cui non si sarebbe dovuta usare, muovendo i fogli durante la stampa e facendo passaggi multipli sullo stesso foglio. Sull'ispirazione di Munari io ho messo una fotocopiatrice Xerox in fondo al Padiglione Italiano della Biennale di Venezia del 1976, a disposizione dei visitatori per fotocopiare documenti e fare propri esperimenti.
Gli artisti si sono cimentati anche nella rappresentazione del brutto, del mostruoso, dell'abnorme, spesso per visualizzare vizi, peccati, scene infernali, oppure per realismo o semplice attrazione verso il deforme. E sono arrivati perfino a ferirsi o a farsi ferire in esibizioni pubbliche in galleria.
La rappresentazione dell'inferno è sempre stata un banco di prova per scatenare le fantasie più perverse degli artisti. Ma li batte tutti Jeronymus Bosch, che nell'anta dell'Inferno del trittico del Giardino delle Delizie, dipinto dal 1480 al 1490, ne ha inventate di tutti i colori, anticipando di oltre tre secoli le più spericolate fantasie dei surrealisti. Qui un particolare con un demone in trono con testa di uccello e pentola come elmo che divora un dannato dal cui sedere escono una fumata nera e uno stormo di corvi.
La passione di Cristo ha spesso stimolato la fantasia degli artisti per rappresentare il dolore. Uno dei più espressivi è senza dubbio Matthias Grünewald che, nella tavola centrale del Polittico di Isenheim (1512-1516) rappresenta un Cristo con tutti i segni delle percosse, delle torture, delle numerose ferite inflittegli durante la Passione. Il corpo è pesante, il volto affranto, le mani innaturalmente aperte nello spasimo finale. E' solo un pover'uomo, in cui si è spenta ogni luce divina ed è rimasta solo la sofferta umanità.
Domenico Girlandaio nel 1488 ritrae il volto di un uomo dormiente o defunto rappresentando con grande realismo il naso affetto da un'acne che lo deforma ingrossandolo con numerosi bitorzoli.
Qualche anno dopo, intorno al 1490, il Ghirlandaio riprende lo stesso soggetto nel famoso quadro del Nonno col nipote, un signore agiato, a giudicare dall'abbigliamento, ritratto con tutti i suoi difetti - il bitorzolo sulla tempia, la calvizie e il naso deformato - nel q uadro probabilmente destinato ad uso familiare, non ufficiale. Non conosciamo l'identità di questo signore, per cui non possiamo dirne di più. Da notare che la qualità pittorica del nonno è nettamente superiore a quella del nipote, forse opera di un allievo, a conferma dell'interesse dell'artista per il personaggio e per la sua deformità.
La bruttezza attrae Leonardo che ci lascia belle caricature, da cui deriva il disegno del 1510 in cui Francesco Melzi, allievo di Leonardo, ritrae impietosamente la Regina di Tunisi.
La bruttezza del soggetto, mirabilmente riprodotta dal Melzi, colpisce Quentin Metsys che la riprende fedelmente nel suo ritratto della Duchessa Brutta del 1513. Anche questo quadro ha molta fortuna, fino ad ispirare l'illustrazione ottocentesca di un personaggio di Alice nel Giardino delle Meraviglie.
Il peggiorare una situazione esistente per ottenere qualcosa di nuovo fa parte della poetica futurista. Basti pensare all'idea di Marinetti di distruggere la passatista Venezia per sostituirvi una futurista base navale militare.
I cubisti frantumano la realtà per ricomporla con visioni multiple simultanee, come si vede nel ritratto di Dora Maar che Pablo Picasso dipinse nel 1937, rappresentandola metà di fronte e metà di profilo.
Dalla disarticolazione del soggetto si passa alla ferita inferta alla tela, come abbiamo visto con Lucio Fontana, e poi alla ferita che lo stesso artista procura a se stesso nella sua ardita performance, come è il caso di questo Rhythm 10 di Marina Abramovich, una performance del 1973 in cui l'artista esegue in pubblico il gioco russo di colpire col coltello gli spazi fra le dita aperte della mano, e quando si ferisce cambia coltello e ricomincia da capo. Nella performance l'artista usa venti coltelli.
In modo molto meno cruento Rosanna Lancia, un'artista che viveva e lavorava a Roma nell'appartamento sopra a quello in cui abitavo io, negli anni '70 ha a lungo studiato i punti di rottura, facendone i soggetti stessi di suoi disegni, quadri e sculture, come in questo disegno del 1977 intitolato Progressione orizzontale. L’artista osservava le forme delle tensioni e delle fratture di barre di legno, ferro, plastica, come momenti drammatici cruciali ispirati alla teoria delle catastrofi di René Thom.
Carla Cacianti, artista e graphic designer che è stata mia collega allo IED, con Eur 42/24 nel 2024 ha fatto una ricerca in cui una normale ripresa fotografica si fa oggetto artistico tridimensionale proprio grazie alla frammentazione e ricomposizione su piani diversi.
I programmi informatici di elaborazione di immagini di cui disponiamo ci mettono a disposizione una grande quantità di effetti con cui possiamo deformare le immagini. Io ho usato la fluidificazione, un algoritmo che distorce le forme incurvandole, per questo mio Specchio di Medusa, un'opera digitale del 2009 in cui le forme incurvate dalla fluidificazione alludono alla chioma di serpenti della creatura mitica che appare nello specchio di Perseo per autopietrificarsi. Altri miei lavori digitali con l’effetto di fluidificazione si trovano in questa pagina del sito che presenta la mia attività artistica.
La glitch art infine è un movimento nato negli anni '90, che utilizza errori o malfunzionamenti di un sistema elettronico o digitale come elementi estetici imprevisti nella elaborazione di immagini statiche e video. L'artista glitch provoca volutamente errori, alterazioni dei dati, malfunzionamenti tecnici, allo scopo di ottenere effetti visivi imprevisti e inconsueti. L'alterazione delle immagini si può ottenere sia con metodi wysiwyg, ossia lavorando col mouse o la tavoletta grafica direttamente su ciò che si vede sul monitor, oppure modificando i codici per lasciare al sistema informatico la libertà di produrre output visivi sorprendenti. Oppure possono partire da immagini normali deteriorandole, frammentandole, combinandole con altre immagini ed effetti astratti. Si possono anche combinare dispositivi attuali con dispositivi obsoleti o difettosi allo scopo di ottenere disturbi nelle texture visive.
Soluzioni
Il come peggiorare è uno dei passaggi fondamentali del metodo di problem solving strategico. Il suo intento è di sviluppare la fantasia peggiorativa della persona che ha un problema invitandola ad immaginare come sarebbe la situazione se fosse molto peggiore di quella che è al momento, e che cosa potrebbe fare volontariamente per peggiorare la situazione e aggravare il problema. La formula prescrittiva è: "che cosa potrei deliberatamente e volontariamente fare o non fare, dire o non dire, pensare o non pensare per peggiorare la situazione e aggravare il mio problema?" La fantasia peggiorativa può esser fatta da una persona singola o da un gruppo, col metodo del brainstorming scrivendo le parole chiave su una lavagna.
Questa prescrizione si basa sullo stratagemma marziale cinese che dice "se vuoi raddrizzare una cosa impara il modo per storcerla di più". In genere un sistema, e quindi il problema che ne fa parte, è un insieme piuttosto resistente ai cambiamenti, che inizialmente non accetta, e che una volta avvenuti cerca di ripristinare la situazione precedente. Per esempio, se si fa una cura dimagrante o disintossicante, il corpo tende a riprendere peso o a chiedere di nuovo le sostanze tossiche di cui è stato privato. Perciò prospettarsi un possibile peggioramento della situazione e scoprire che cosa potrebbe peggiorarla può aiutare a scoprire le leve di cambiamento che dipendono da noi, non da altri, e che possono efficacemente modificare il sistema e ridurre il problema.
Il come peggiorare è molto utile per rompere la routine delle tentate soluzioni disfunzionali, ossia di quelle soluzioni che continuiamo a prendere perché una volta le prendemmo con successo, ma ora, con le condizioni cambiate, non funzionano più, e invece di risolvere il problema lo tengono in vita e più spesso lo alimentano e lo aggravano.
La soluzione di problemi matematici, scientifici, psicologici, può essere messa in moto da errori, eventi casuali e imprevisti, scorrettezze di procedure o di comportamenti volontarie che servono a rompere la routine consueta, a dare una sterzata, a creare nel sistema una perturbazione che metta in moto una turbolenza generale. Anche nella vita normale imboccare una strada diversa può portarci a scoprire una bella veduta o un monumento sconosciuto, sia che deviamo per caso o per distrazione, sia che volontariamente scegliamo una strada diversa. E dietro l'angolo potremmo incontrare un rapinatore, ma anche un nuovo amore, o la soluzione del problema.




















