Idee, immagini, parole, azioni
Vale più la parola o l'immagine? O il concetto, l'idea che sta sotto parole e immagini? O l'azione? O la combinazione ottimale fra di loro?
Visioni
Vale più la parola o l'immagine? O il concetto, l'idea che sta sotto parole e immagini? O l'azione? O la combinazione ottimale fra di loro?
"In principio era il Verbo", scriveva Giovanni all'inizio del suo vangelo, anche se poco dopo afferma che "il Verbo si fece carne".
"Un'immagine vale più di mille parole" è un motto diventato assai popolare e citato; il concetto lo troviamo in Leonardo, e poi in Ibsen e altri.
La coerenza fra messaggio e comportamento era la condizione di una comunicazione efficace e non manipolatoria.
Allora, immagini o parole? Dipende da quali immagini e da quali parole, e dunque da ciò che sta dietro a parole e immagini: l'idea, il significato, il contenuto che può prendere forme diverse. E ancora, ciò che si dice o che si mostra prevede qualche conseguenza: la comunicazione sintattica diventa pragmatica, il messaggio è la promessa di un comportamento. L'oste dirà sempre che il suo vino è buono, ma se il vino non è veramente buono l'oste non sarà più creduto. Chi predica bene ma poi razzola male vanifica tutto il bene della sua predica.
Quindi l'ideale è una buona idea, espressa in buone parole e buone immagini, seguita da buone azioni, dove per "buono" intendo funzionale per me e per gli altri, e cioè intelligente in base alla definizione di Cipolla secondo cui lo stupido è quello che danneggia sé e gli altri.
Watzlawick dice che il linguaggio è analogico e digitale. L'analogico mostra immagini, suoni, azioni per quello che sono. La rosa è una rosa, dice Gertrude Stein. Il digitale è simbolico e codificato per segni, lettere e numeri. L'immagine e l'azione fanno parte del linguaggio analogico, le parole di quello digitale.
Le parole possono negare, le immagini no. Se vedo un elefante bianco non posso "non vederlo". Ma anche se non lo vedo, non posso non pensare ad un elefante bianco. A parole invece posso dire che l'elefante bianco non esiste, dire che NON è bianco.
Il digitale è più leggero e meno ingombrante. La Divina Commedia di Dante occupa molto meno spazio del Giudizio Universale di Michelangelo. Ma il digitale parla soprattutto alla ragione, mentre immagini e suoni colpiscono i sensi e i sentimenti. Leggere la descrizione di un bel volto o di una bella veduta può farci vedere con la fantasia qualche barlume di quella bellezza, ma vedere l'immagine del volto o della veduta, sia essa una foto o un dipinto, ce la rende all'istante in tutta la sua interezza.
Tuttavia le immagini nella maggior parte dei casi non sono autosufficienti. La foto di un lago al tramonto ci può dare una sensazione piacevole, ma il messaggio è più efficace ed interessante se sappiamo di che lago si tratta, e a che ora e in quale stagione è stata fatta la foto, e che cosa vogliamo comunicare con la foto: un momento nostalgico, o la denuncia di una bellezza minacciata dall'inquinamento? L'immagine è ancora più interessante se ci costruiamo intorno una storia fiabesca, con folletti e fate che la notte vanno a bagnarvisi, o realistica, come un fatto di cronaca nera avvenuto proprio là. Ne consegue che una comunicazione efficace o una espressione significativa possono essere il risultato di una combinazione più o meno sapiente di immagini, parole e, nel caso di video e podcast, movimenti e suoni.
Giochiamo allora un po' con immagini e parole.
La foto, che ho fatto una domenica mattina al mercato di Lagny, rappresenta due manichini in attesa di indossare gli abiti da esporre nella bancarella. Questo è tutto. E' una normalissima scena di strada, e non vi succede nulla di tanto strano da renderla interessante. Possiamo farlo però con le parole, andando da una scena di fantascienza dove il mercato è invaso da robot senza testa che ne prenderanno il possesso, ad una scena surrealista con le ninfe silenti che sorgono dall'aiuola, ad una scena fiabesca dove il mercante espone i vestiti nuovi dell'imperatrice, così straordinariamente belli che non tutti sono in grado di vedere, come parafrasi della fiaba di Andersen.
Al frattale che ho elaborato con il programma Xaos possiamo associare una didascalia tecnica dicendo che è un particolare molto ingrandito di un Newton (il tipo di formula matematica) con una palette di colori esterna e una palette diversa di colori interna, oppure una didascalia fantastica che parla di grandi celenterati che si accoppiano a generare esseri simili sempre più piccoli in magiche catene biologiche aliene che rischiarano un mondo buio.
Un caso particolare di rapporto fra parole e immagini è la richiesta di immagini ad un programma di intelligenza artificiale, perché non è l'immagine ad essere descritta a parole, ma è la descrizione a generare l'immagine. Ecco dunque due richieste che ho fatto a Gemini, una molto generica, una più dettagliata, con le relative immagini generate dal chatbot.
Il prompt "Genera l'immagine fotorealistica di un'alba sul mare" ha prodotto questa immagine.
Il prompt "Genera l'immagine fotorealistica di un'alba sul mare calmo, col sole sorto da poco e il cielo ancora rosato, qualche gabbiano sulla battigia e altri gabbiani in volo. Ai due lati fanno da quinta in controluce due grandi scogli con un po' di vegetazione mediterranea. Sulla battigia c'è qualche residuo di oggetti abbandonati. Formato rettangolare orizzontale" ha prodotto questa immagine. Come si vede quindi a richieste diverse corrispondono immagini diverse, anche se il soggetto rimane lo stesso.
La combinazione fra parole e immagini è molto antica. Vasi greci ed etruschi mostrano i nomi dei personaggi accanto alle loro figure. Tutta l'arte funeraria associa ai ritratti i titoli onorifici dei defunti.
L'arte paleocristiana si pone il problema di rappresentare scene bibliche che possano essere comprese dagli analfabeti, e che venivano commentate dai sacerdoti che di fronte ad ogni immagine narravano gli episodi sottolineando le concordanze fra l'Antico e il Nuovo Testamento. Un esempio famoso è l'insieme dei mosaici di Santa Maria Maggiore in Roma, che risalgono al V secolo, di cui qui vediamo l'Annunciazione rappresentata secondo il racconto del vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo, dove la Madonna è raffigurata come una regina scortata dagli angeli, che sta facendo una matassa di filo rosso che potrebbe simboleggiare l'incarnazione della divinità, mentre arrivano in volo la colomba dello Spirito Santo e un angelo a recare l'annuncio. Il tempio chiuso a sinistra simboleggia il mondo segreto della Madonna.
Un fumetto ante litteram è la Biblia Pauperum, un testo medievale in cui alle immagini bibliche sono affiancati titoli e testi esplicativi. L'opera fu molto diffusa con l'invenzione della stampa. Si tratta di una serie di tavole divise in nove scomparti, sempre con scene di concordanza fra l'Antico e il Nuovo Testamento. Il titolo, che fu dato molto tempo dopo, probabilmente si riferisce all'economicità delle copie xilografiche del seicento.
Jean Louis David dipinge il Giuramento degli Orazi nel 1784. La grande tela conservata al Louvre si ispira ad un episodio della guerra fra Roma e Albalonga sotto il regno di Tullo Ostilio, con la sfida fra gli Orazi e i Curiazi, ripreso dall'Horace di Corneille. I tre fratelli, di cui sopravviverà solo uno, giurano fedeltà al re mentre le loro donne ne piangono il destino. La pittura storica fu molto praticata dagli artisti del neoclassicismo ottocentesco, con soggetti sia mitologici che storici, fino all'avvento dei macchiaioli e degli impressionisti che privilegiarono temi di vita quotidiana.
L'arte astratta contrappone all'arte che rappresenta contenuti, racconta storie, illustra concetti e miti, un'arte che rappresenta solo se stessa, evitando ogni somiglianza anche casuale con forme concrete riconoscibili. I titoli stessi delle opere nella maggior parte dei casi non danno alcun suggerimento interpretativo, non vogliono aggiungere nulla a ciò che si vede, come succede per il quadro che Vassilj Kandinsky dipinse nel 1923 e intitolò "Linee intersecantisi".
L'arte concettuale non dà grande importanza né all'immagine né alla parola, ma all'idea contenuta in modo implicito o esplicito nell'opera o nell'installazione. Duchamp fin dal 1914 ha firmato ed esposto come opere d'arte oggetti di uso comune prodotti in serie come lo scolabottiglie, mettendo in discussione l'attribuzione di valore che non dipende tanto dal valore dell'opera quanto dalla potenza del sistema culturale ed espositivo che la promuove.
A volte le opere hanno una qualità visiva, come il Soffitto di serpente di Ai Weiwei del 2009, una sinuosa fila di zaini tutti uguali che si snoda attraverso le sale come un enorme serpente, e che alla suggestione visiva aggiunge il significato concettuale di commemorazione degli studenti morti l'anno prima in un terremoto.
Altre volte invece l'opera non ha nessuna consistenza pittorica o visiva, ma solo concettuale, come la serie Today che On Kawara dipinse dal 1966. tremila piccoli quadri in olte 100 città in tutto il mondo, ognuno dei quali mostra solo la data in cui è stato dipinto a mano con colori industriali su tela e con precisione tipografica. Se l'artista non riusciva a finire il quadro in giornata, lo distruggeva.
Poiché a me piacciono sia le immagini sia le parole, ho sempre dipinto e disegnato immagini che oltre alla qualità tecnica ed estetica fossero anche piccole storie, come si può vedere in tutti i miei lavori raccolti nel sito umbertosantucci.com. Anche nel graphic design e nella fotografia ho dato sempre grande importanza al briefing e alla comunicazione più che alla qualità fine a se stessa. Immagini, parole e suoni poi hanno trovato la loro sintesi nelle mie produzioni audiovisive, dalle multivisioni alle grandi immagini, dai video ai cdi.
Soluzioni
Nel problem solving parole e immagini devono essere riduttori di complessità, in quanto le parole devono servire a semplificare l'interpretazione di un'immagine, e le immagini devono servire a semplificare concetti e contenuti troppo complessi e astratti come relazioni di bilancio, dissertazioni filosofiche, analisi finanziarie, piani di marketing, presentazioni di progetti.
Gran parte delle voci del mio Atlante di Problem Solving è dedicata alla comunicazione con parole, immagini, multimedia. Tutto il settore della gestione a vista raccoglie le voci di strumenti visuali che facilitano la gestione di situazioni e la soluzione di problemi.
Del rapporto fra parole e immagini nella comunicazione parlo nelle voci:
Le mappe mentali sono ottimi strutturatori visivi di contenuti cognitivi.
Visualizzazioni di concetti molto complessi come teoria delle catastrofi o strutture neuronali aiutano a comprenderne la struttura e il funzionamento.
La catastrofe a cuspide è visualizzata da un piano che da una parte ha una ondulazione lieve, dall'altra una piega. Un soggetto che si muove nelle piegature lievi opera cambiamenti regolari, ma se cade dal un lembo all'altro della piega il cambiamento è catastrofico. Il concetto di catastrofe consiste in un cambiamento rapido, anche positivo. L'omino può precipitare, ma anche saltare dal livello inferiore a quello superiore, come mostrano le frecce dei percorsi.
Questa è una mia visualizzazione della somiglianza concettuale fra le reti neurali artificiali di una macchina intelligente e le reti neuronali naturali del cervello. In ambedue i casi c'è uno stimolo di input che viene elaborato prima in maniera complessa, poi in maniera semplificante, per giungere ad un output all'altro capo del processo.
Per concludere, questa è la visualizzazione della struttura del problema che abbiamo discusso: come interagiscono idee. parole, immagini, comportamenti?
Nella parte destra dell’immagine vediamo a monte l'idea, il contenuto ancora informe che prende forma con parole e immagini, e genera comportamenti, che a loro volta diventano stimoli per nuove idee e nuovi cicli comunicativi, espressivi, pragmatici. E si genera così un insieme estremamente complesso che prende la forma di un frattale Phoenix, che è un buon modo di visualizzare la complessità delle comunicazioni e delle interazioni umane, sempre simili e sempre diverse, che nella ripetitività dei processi sanno esprimere tutta la diversità di ciò che siamo, che pensiamo, che comunichiamo, che facciamo.













Caro Umberto, anche questo argomento che hai trattato è stato interessantissimo. Come sempre. Ammiro tutte le tue attività, che hai affrontato sempre con entusiasmo e dedizione. Mi hai insegnato molto e ti ringrazio ancora. Un forte abbraccio - Alberto Incrocci