Ordini e disordini
Arte dell’ordine, della simmetria, del ritmo, o della libertà caotica? Problema: mettere in ordine o gestirne il disordine?
Visioni
Che cosa facciamo quando diciamo: "basta, ora rimetto tutto in ordine"? Consideriamo gli elementi di un insieme come facenti parte di un sistema organizzato, e se rispetto a quel tipo di organizzazione sono fuori posto, li rimettiamo al loro posto. Per fare ciò, occorre però stabilire:
qual è l'organismo di cui gli elementi fanno parte,
quale schema organizzativo consideriamo corretto,
quale scopo vogliamo raggiungere col rimettere in ordine.
Per esempio, un gruppo di soldati è ordinato se marcia compatto in file e colonne. Il pubblico di un teatro è ordinato se ognuno è seduto al proprio posto. Un gruppo di persone che passeggia nel lungomare è ordinato se ognuno passeggia con chi vuole e come vuole, ma solo a piedi. Lo stesso elemento (una persona) può far parte di tutti e tre i gruppi - un soldato marcia, poi in libera uscita va a teatro e infine passeggia con gli amici - e sarà ordinato e disciplinato se in ogni gruppo si comporta come richiesto per raggiungere gli scopi di compattezza offensiva e difensiva, di svago culturale, di relax relazionale.
Ogni organismo ha il suo schema organizzativo, il suo pattern di configurazione.
Quando osserviamo qualcosa, per comprendere ciò che stiamo vedendo ci riferiamo, anche se in maniera automatica e inconscia, ad un nostro pattern mentale grazie al quale decidiamo se la struttura organizzativa è gerarchica o atonale, se è a piramide o a croce, e se ciò che ne fa parte vi si colloca in modo coerente o incoerente, funzionale o disfunzionale. Per esempio, un armadio guardaroba o un sistema di file rispondono a pattern gerarchici, una spiaggia di ciottoli o la folla sugli spalti di uno stadio rispondono a pattern atonali.
"Glitch A.Sc.1" è il titolo di un poster realizzato dallo studio tedesco Stellavie con una stampa letterpress su carta pregiata, che mi ha dato lo spunto a riflettere su che cosa intendiamo quando pensiamo al "mettere in ordine".
La stampa del poster è ottenuta disponendo su una superficie piana blocchetti Lego di diverse fogge e dimensioni, come moduli per texture di vario genere. L'effetto finale è ottenuto con cinque passaggi di colori diversi e le copie, firmate e numerate, sono limitate a 15 e sono leggermente diverse l'una dall'altra giacché vengono stampate una ad una con un torchio a mano.
Come si vede, nella parte superiore i blocchetti si aggregano in modo arbitrario, nella parte inferiore si dispongono in file ordinate e omogenee. Ambedue però rispondono a pattern atonali, perché non c'è nessun elemento che prevalga sugli altri.
La serie di questi poster si chiama Glitch, perché si ispira alla glitch art, ossia all'arte digitale che sfrutta errori di programmazione per creare effetti imprevedibili e stimolanti.
L'articolo su questi poster si trova nel magazine Frizzifrizzi.it.
Il termine glitch è stato introdotto negli anni '60 del secolo scorso in ambito di ricerca spaziale e informatica. e letteralmente sta per un problema di malfunzionamento di un sistema. di un hardware o di un software, tale da produrre risultati imprevisti e diversi da quelli voluti.
Il malfunzionamento, proprio per la sua imprevedibilità, può generare risultati sorprendenti e stimolanti in ambito creativo, come trasgressione ed evasione da schemi precostituiti. La glitch art consiste nell'introdurre malfunzionamenti e disturbi in modo controllato, per modificare immagini "normali" o per generare immagini più o meno stravaganti.
Questo è un esempio di glitch art, ossia di disturbo introdotto di proposito dall'artista per creare un'immagine irreale, ma capace di visualizzare il contrasto fra un ordine stabilito e le sue trasgressioni. In questo caso la parte inferiore dell'immagine è "ordinata" e si comporta nel modo prestabilito, che comprende anche la zona in cui l'ampiezza del loop è molto più grande, giacché qualsiasi tipo di ordine o di regola presuppone l'eccezione, dovuta alla sensibilità alle variabili e al livello di tolleranza del sistema. Poi all'improvviso. andando verso l'alto, vediamo tre fasce di disturbo, e infine una fascia in cui il sistema si rimette a funzionare in modo continuo, ma con regole diverse che prevedono un'ampia curva degli elementi che nella parte inferiore sono dritti.
I programmi grafici per computer hanno funzioni con cui si possono "disturbare" le funzioni normali per ottenere effetti visivi più o meno interessanti. Io propongo a scopo dimostrativo una elaborazione molto semplice di una grafica op altrettanto semplice, consistente in quadrati bianchi e neri concentrici e riducentisi secondo una scala regolare, come si vede nella fig. 1. Nella fig. 2 ho applicato il disturbo più elementare, la sfocatura gaussiana. a cui ho aggiunto una leggera colorazione rossa. Nella fig. 3 ho sovrapposto un duplicato con una leggera rotazione, in modo da generare interferenza fra linee e colori (una delle griglie l'ho colorata in blu). Nella fig. 4 ho sottoposto la figura precedente ad un effetto di fluidificazione che incurva le linee. Nella fig. 5 ho fatto qualcosa di simile alla fig. 3, sovrapposizione, rotazione e effetto colore. Nella fig. 6 ho introdotto un effetto di ondulazione e un ulteriore colore. Come si vede i successivi disturbi producono immagini del tutto diverse da quella di partenza.
Anche nella musica fin dagli anni '50 si usano i distorsori delle chitarre elettriche e i Leslie degli organi Hammond, e ora i vari filtri dei programmi di editing audio offrono un'ampia gamma di effetti di "disturbo" creativo del suono originario.
L'ordine fin dall'antichità è stato associato ad un'idea di bellezza. E l'ordine include i principi di incasellamento, di ripetizione, di concordia ben rappresentati in questo fregio dell'Eretteo di Atene (V sec. a.C.). Il termine greco "kosmos" si contrappone a "kaos" e significa sia "ordinato" (cosmologia) sia "bello" (cosmetica). L'ordine va inquadrato nella teoria del campo secondo cui un sistema di regole vale all'interno di un campo, e non fuori di esso. Per esempio, all'interno del campo di calcio non si può toccare la palla con le mani, all'esterno sì. Nel caso del nostro fregio la regola è ripetere lo stesso elemento nelle due fasce superiori, alternare i due tipi di palmette nel fregio vegetale, ripetere le volute della fascia bassa in contrapposizione simmetrica.
Nel mosaico bizantino di Sant'Apollinare Nuovo di Ravenna (VI sec.) la fila di vescovi è assai regolare. I personaggi hanno la stessa postura, gli stessi panneggi, le stesse aureole a rappresentare l'uniformità della loro funzione sacerdotale, ma presentano piccole variazioni che hanno lo scopo di identificarli insieme con le scritte in alto, con i volti e le capigliature tutti diversi. Nell'insieme la composizione ha lo stesso ordine aulico e ieratico di una processione solenne.
All'estremo opposto troviamo questo Pandemonium, un poster di Jean Tinguely del 1982, dove la disposizione degli elementi compositivi è caotica e risponde alla regola di evitare qualsiasi regola o regolarità, il tutto accentuato da un grafismo molto rapido e gestuale. In tutte le sue opere Tinguely evita qualsiasi "buona" struttura compositiva, ottenendo una nuova coerenza stilistica che rigorosamente evita qualsiasi tipo di ordine.
Una via di mezzo la vediamo nei Victory e Broadway Boogie Woogie del 1944 di Piet Mondrian (le due immagini in alto), che con essi vuole esprimere il massimo della trasgressione, della vivacità e dell'improvvisazione, in omaggio ai ritmi indiavolati della danza afroamericana. Se li confrontiamo con Tinguely o con Pollock (in basso a destra), ci sembrano ordinatissimi, se invece li confrontiamo con le altre opere di Mondrian (in basso a sinistra) o con Malevich, diventano alquanto sbarazzini e ci mostrano come ordine e disordine siano concetti relativi.
Tornando alla glitch art e alla deformazione espressiva, ecco una mia composizione bitmap dedicata agli scarabei dorati, gli insetti magici venerati fin dall'antico Egitto, che con la fluidificazione delle forme ho fatto liquefare nei colori del fondo, creando una sorta di osmosi dinamica tra figure e fondo.
Soluzioni
In ambito problem solving Paul Watzlawick racconta della mamma che si lamenta del disordine che il figlio lascia nella sua camera, e di lei che rimette in ordine come tentata soluzione che non risolve il problema, perché più la mamma rimette in ordine, più il figlio lascia in disordine. Watzlawick consiglia alla mamma la soluzione paradossale di aumentare il disordine finché sia lo stesso figlio a giudicarlo inaccettabile e quindi a rimettere in ordine spontaneamente.
All'origine i molti conflitti e malintesi c'è che la mia idea di ordine non coincide con la tua. A livello casalingo e personale i conflitti sono piccoli, a livello sociale diventano grandi, fino ad arrivare ad episodi di intolleranza, caccia alle streghe, genocidio perché in una certa idea di ordine non c'è posto per devianti e diversi.
Da tutto ciò viene fuori che non esiste un concetto di ordine unico, ma tanti ordini quanti sono i sistemi a cui si riferiscono. E prima di applicare una propria idea di ordine, è meglio ascoltare il sistema, comprenderne la natura e la struttura. e ordinare in modo da aiutare il sistema a realizzare meglio le sue finalità.
Anche nell'ambiente di lavoro e nella gestione delle imprese l'ordine è alla base della qualità e costituisce i due primi passi del metodo giapponese delle cinque esse, seiri, separare e pulire eliminando le cose inutili, e seiton, ordinare, assegnare un posto per ogni cosa e rimettere le cose al proprio posto.
La classificazione non sempre è semplice. Quali criteri userò, l'ordine alfabetico, i nomi, i contenuti, le categorie? I calzini che uso per correre vanno messi fra le attrezzature sportive o fra la biancheria? I libri di Umberto Eco vanno messi in libreria tutti insieme, o i saggi nella saggistica e i romanzi nella narrativa?
Infine, l'ordine è rassicurante ma noioso, la trasgressione è destabilizzante ma divertente. Perché? Perché divertire in latino significa deviare, volgere altrove, cambiare direzione. Tuttavia il divertimento presume una regola, una struttura da cui deviare. Un divertimento senza limiti e senza regole, un disordine senza ordine, diventano noiosi perché costituiscono un nuovo ordine, una nuova consuetudine da cui divertire ponendosi di nuovo dei limiti.









