Originali, copie, falsi, omaggi
La citazione come omaggio, la copia come diffusione, il falso come truffa.
Visioni
Un'opera d'arte originale è più preziosa di una sua copia. Tuttavia fin dall'antichità si sono fatte copie di opere di successo. Gran parte della scultura greca giunta fino a noi consiste in copie in marmo di età romana di originali greci in bronzo. Un esempio illustre è il Doriforo di Policleto, di cui abbiamo svariate copie.
Il Doriforo rinvenuto a Pompei e conservato al Museo Archeologico di Napoli è la copia migliore, databile al II sec. a. C., dell'originale bronzeo databile al 450 a.C. La copia dal bronzo è rivelata dai sostegni aggiunti per rinforzare la statua e prevenire rotture di braccia e gambe. Questi sostegni non compaiono negli originali bronzei come quelli di Riace, per esempio.
A volte le copie venivano fatte dallo stesso autore, o dalla sua scuola. Gli allievi di Leonardo, per esempio, copiavano i quadri del maestro, usando anche lo stesso cartone che era servito alla versione originale, per cui abbiamo la Gioconda del Louvre e la copia del Prado, la Vergine delle Rocce del Louvre e quella della National Gallery di Londra, e così via. Le copie potevano avere formati e materie diversi, come tavolette di legno o vasi in ceramica.
Se le copie riproducevano in modo più o meno pedissequo l'opera originale, i falsi sono composizioni che riproducono uno stile di un'epoca, di una scuola o di un autore, imitando tecniche, gesti, particolari formali, colori, senza riprodurre un'opera specifica.
Sono famosi i falsi di Alceo Dossena che nei primi del '900 sfornava sculture che andavano dal gotico al rinascimentale. come questa Madonna con Bambino in perfetto sile rinascimentale, ma del 1930, ora esposta nel Museum of Art di SanDiego in California. Le opere di Dossena, che venivano vendute come capolavori autentici d'epoca, tanto da far incriminare il loro autore, grazie alla loro alta qualità tecnica hanno raggiunto nel tempo quotazioni di diverse migliaia di euro, e ci sono in giro perfino falsi Dossena!
Altro celebre falsario fu Han Van Megeeren, specializzato in quadri di Vermeer, come questa Donna che legge musica, dipinta dal 1935 al 40, con cui ingannò perfino Hermann Goering, il temutissimo presidente del Reichstag nazista che pensava di fare il furbo acquistando sotto banco capolavori o presunti tali!
Fu clamoroso il caso della Tiara di Saitaferne, acquistata dal Louvre a fine '800 come opera del III sec. a.C. Il grande archeologo Adolf Furtwaengler ne mise in dubbio l'autenticità, ma il Louvre la difese con energia, dedicandole un ricco volume che arrivò fino a Odessa, dove l'orafo Israel Rouchomovsky la riconobbe come un'opera che gli era stata commissionata da un amico archeologo. L'orafo andò al Louvre e si dichiarò autore dell'opera, ma non fu creduto, fino a quando riprodusse un pezzetto della tiara, che a quel punto fu ritirata con grande imbarazzo. Oggi due copie della tiara sono esposte nel British Museum e nel museo di Tel Aviv.
Diverso è il caso dell'omaggio o della citazione, che un artista fa di opere di maestri che lo hanno ispirato, inserendo particolari famosi in proprie opere originali, o rifacendo a modo suo quadri dei maestri.
Picasso per esempio nel 1957 ha ridipinto a modo suo Las Meninas di Diego Velazquez, con un ciclo di 58 dipinti raccolti nel Museo Picasso di Barcellona. Picasso non copia, oggi diremmo che prende i contenuti e l'impianto del quadro del Velazquez e reinventa tutto secondo lo stile dei suoi 76 anni.
Si parva licet… io ho usato la citazione nella mia raccolta di arte vettoriale dedicata a Navelli, di cui presento "Le favole di Klee", dove immagini del maestro del Bauhaus appaiono fra le scalinate e gli archi del mio caro borgo paterno, a raccontarci favole per bambini cresciuti troppo in fretta.
Con questo "Sconcerto campestre" ho ridipinto in pixel art il "Concerto campestre" del Giorgione, che ho ambientato nella zona del Conero, dove però ho inserito la Chapelle di Ronchamp di Le Corbusier immaginando la scena con la stessa composizione del Giorgione, ma come se si svolgesse ai giorni nostri.
Soluzioni
Se consideriamo nell'ambito del problem solving i concetti di originale, copia, falso, omaggio, dobbiamo prima di tutto definirli. Originale ha due significati: personalità e autenticità. L'autenticità implica che l'opera sia proprio quella fatta dal suo autore, e non da qualcun altro. La personalità significa che è stata concepita e inventata dall'autore, non da altri. In tal senso un'opera può essere originale ma non autentica, perché può essere stata concepita da uno e realizzata da altri, come è il caso di una scenografia teatrale, oppure autentica ma non originale, come avviene per molte statue di marmo che sono realizzate da marmorari su bozzetto dello scultore. Oppure autentica e originale, come la Pietà Rondanini che Michelangelo immagina e trae dal marmo togliendo al blocco tutto il superfluo e lasciando l'opera incompiuta.
La copia è una replica palese e dichiarata di un originale, e va da una riproduzione identica fino a riduzioni, amplificazioni, trasposizioni, variazioni, imitazioni.
Il falso è una copia che si spaccia per originale, e perciò implica una truffa, un imbroglio. Ad esempio, la riproduzione di una moneta o di una banconota non è un falso, ma una copia. Diventa un falso quando la si vuole usare come moneta, non come fac-.simile. La Tiara di Saitaferne è un falso quando viene venduta per 200.000 franchi come opera antica, non lo è più quando viene esposta come oreficeria moderna in stile antico.
L'utilizzo di parti di opere altrui è una contraffazione e un abuso se viene nascosto e fatto passare per opera propria, altrimenti è un omaggio che si fa agli autori di quelle opere. In un testo letterario, per esempio, la citazione si mette fra virgolette o con un carattere e un corpo diverso dal resto, proprio per renderla palese, o se ne cita la fonte con note a pié di pagina.
Un problema particolare emerge col restauro monumentale, dove le opere hanno storie più o meno lunghe che portano scritte nelle loro strutture, modificatesi attraverso traversie umane e naturali come guerre, incendi, terremoti, cambiamenti di uso, modifiche stilistiche. Come fare per stabilire che cosa è autentico e va preservato, e che cosa è posticcio e va eliminato? Alcuni restauratori di chiese romaniche hanno eliminato senza pietà qualsiasi sovrastruttura rinascimentale o barocca, altri hanno lasciato il più possibile tutto così com'era.
Quando l'autenticità e l'originalità acquistano valore economico, devono essere riconosciute e protette con certificati, attestati, regolamenti, che vanno dalle certificazioni di autenticità di un'opera d'arte o di antiquariato ai brevetti di prodotti industriali. Queste certificazioni vengono spesso aggirate da prodotti contraffatti. I cinesi sono maestri in questo, ma è una caratteristica della loro cultura, che si è sviluppata importando, imitando e adattando la cultura indiana, come è accaduto per il buddismo.
Se da un lato l'originale, il puro, l'autentico sono valori universalmente riconosciuti, dall'altro sono pericolosi se applicati in campo sociale e politico, quando si vuole restaurare la vera famiglia, i confini originari, la razza o l'etnia pura. La vita è fatta di mescolanze, e dobbiamo viverla com'è, anche se talvolta prendiamo qualche bidone, specialmente quando andiamo in cerca di troppa autenticità.








