Papale papale
Il nuovo papa, il mio rapporto con gli ecclesiastici, le relazioni simmetriche e il mediatore.
"Papale papale" è un modo di dire romanesco che significa "parlare in modo chiaro e convincente, con semplicità inequivocabile". Il nuovo papa Leone XIV ha parlato in questo modo nel suo primo discorso. Per me è l'ottavo papa. Ecco l'elenco dei papi che io ricordo (Pio XI non lo ricordo perché ero troppo piccolo):
Pio XII (1939-1958, 20 anni)
Giovanni XXIII (1958-1963, 5 anni)
Paolo VI (1963-1978, 15 anni)
Giovanni Paolo I (1978, 33 giorni)
Giovanni Paolo II (1978-2005, 26 anni)
Benedetto XVI (2005-2013, 8 anni)
Francesco (2013-2025, 12 anni)
Papa Giovanni l'ho visto di persona nella Cappella Sistina, per la cerimonia di consacrazione arcivescovile di Mons. Corradino Bafile, un caro amico di mio padre, che ci aveva invitati. Era il 19 marzo 1960. Fu una giornata indimenticabile, con tutta la pompa magna della chiesa vaticana.
Da ragazzino ho conosciuto la guerra con sfollamento, mine, bombardamenti aerei, paura, e il fascismo con l'epilogo nazista dopo l'8 settembre 1943, quando i tedeschi diventarono nemici nella nostra stessa terra e fecero razzie, fucilazioni, torture e deportazioni. Dopo aver vissuto 80 anni di libertà, antifascismo e pace, non avrei mai pensato da vecchio di assistere al rimontare della marea nera in Italia e nel mondo, e al riapparire di parole di guerra sempre più frequenti, fino al Rearm Europe delle folli Erinni Von der Layen e Kallas. Per cui mi ha colpito la bella frase di esordio di papa Leone, con cui ha invocato una pace "disarmata e disarmante", con un Dio che non sta con qualcuno contro qualcun altro, ma è il Dio di tutti. E così, papale papale, ha voluto ridare valore e peso alle parole perché possano diventare azioni, decisioni, scelte. Parole troppo spesso stravolte e svuotate dalla neolingua orwelliana usata da politici e opinion leader, lobbisti e speculatori. Parole disarmate, e cioè comprensibili, chiare, ragionate; parole disarmanti, capaci di spiegare i punti di vista, di aprire, di placare gli animi.
Visioni
La morte di Papa Francesco e il conclave che ha eletto in tempi brevissimi il nuovo papa Leone XIV rendono attuale un quadro a olio che ho dipinto nel 1973, intitolato appunto "Conclave", dove allusioni cardinalizie si combinano in un tutto chiuso e compatto, a simboleggiare la solida impenetrabilità, ma al tempo stesso il segreto dell'istituzione vaticana.
Il rapporto con gli ecclesiastici ha fatalmente segnato la mia vita spirituale, fin da ragazzino di nove anni, quando andavo a lezione di latino da mio zio Giovanni Torrieri, l'arciprete di Santa Maria Maggiore, la più bella chiesa di Lanciano.
Lo zio era l'autorità morale della nostra famiglia (ramo materno), dai parenti più stretti ai più lontani, ed era molto temuto per la sua intransigente severità. Con me invece era molto affettuoso perché io rispondevo con entusiasmo ai suoi insegnamenti. Era il fratello di mio nonno, e uno dei ricordi più vivi era il Natale, quando davanti al nostro presepe intonava il Te Deum a cui tutti noi rispondevamo con la gioia delle feste.
Il primo ecclesiastico che ha avuto a che fare con la mia famiglia paterna ne è stato un capostipite secondo una leggenda molto diffusa nella piana di Navelli, anche se priva di riscontri documentali. Si tratterebbe del monaco Domenico Santucci, che io ho raffigurato mentre porta a Navelli dalla Spagna i bulbi dello zafferano, che diventerà una coltura pregiata della piana. Tuttavia mio padre era un libero pensatore positivista, e solo dopo la guerra divenne un fervente religioso.
Mons. Enzio D'Antonio fu aiutato negli studi seminariali da mio nonno, e rimase sempre molto vicino alla famiglia Torrieri. Il nonno Umberto sarebbe stato molto fiero di sapere che il suo giovane prete (come lo ricordo io) divenne arcivescovo di Lanciano e Ortona e fu molto amato dai suoi diocesani.
L'aquilano Mons. Corrado Bafile, per noi don Corradino, era coetaneo di mio padre, ed erano amici fin da ragazzi quando studiavano entrambi all'Aquila. A Roma frequentava spesso la nostra casa ed era molto semplice, cordiale e affabile, per cui ci fece molta impressione quando, divenuto cardinale, assunse tutta l'autorevolezza di un principe della Chiesa, e si allontanò da noi per andare in Germania come nunzio apostolico.
Gabriele Amorth era il nipote della mia maestra di piano Elena Tosi, nipote di Alessandro Tosi inventore del radiogoniometro. In famiglia la chiamavamo "zietta" ed era una dolcissima ottantenne che spesso la domenica veniva a pranzo per poi cantare arie d'opera insieme con mia madre. Zietta mi raccontava di questo suo nipote molto brillante, che poi si fece prete e divenne famosissimo come esorcista. Il film "L'esorcista del papa" del 2023 con Russel Crowe è dedicato a lui e ispirato ai suoi scritti. Io non l'ho mai conosciuto di persona, perché diventando adulto mi sono staccato dalla religione, e padre Amorth è sempre rimasto per me un emblema degli aspetti più cupi e retrivi del cattolicesimo.
La figura spirituale che più ha lasciato un'impronta su di me è stata senza dubbio quella di Engaku Taino, al secolo Gigi Mario, che è stato mio maestro di zen rinzai e di alpinismo, essendo monaco e titolare del monastero di Scaramuccia nei pressi di Orvieto, e importante guida alpina. Taino era spiritoso e allegro, ma capace di profondo raccoglimento specialmente nella cerimonia del sanzen, il brevissimo ma intenso colloquio privato che avevo con lui durante i ritiri delle sesshin. Con Gigi ho vissuto un momento di indimenticabile e completa felicità quando, in un glorioso tramonto, siamo usciti in vetta della Punta dei Due nel Corno Piccolo dopo aver scalato, lui e io, il sesto grado della via Gervasutti.
Ho avuto dunque una educazione cattolica molto intensa, ma la mia fede non ha resistito alla filosofia e agli studi archeologici che mi hanno allargato la mente liberandomi da qualsiasi forma di chiusura religiosa. Il buddismo zen, che ho seguito con le pratiche del sanzen (la meditazione seduta) e del koan (la meditazione su aneddoti paradossali) non è una religione, ma una pratica di illuminazione, e Taino ci teneva molto a ribadirne la laicità. Ogni mattina nel monastero recitavamo un sutra che fra l'altro ricorda di restare concentrati nella meditazione per non cadere nella "rovina della religione".
Tuttavia dopo l'attentato dell'11 settembre 2001 mi sono liberato da qualsiasi forma di pratica mistica, anche dello zen, e cerco di vivere la vita che ho come un dono da apprezzare in ogni momento e da costruire con serenità per il benessere mio e dei miei cari. Riconosco il valore culturale che hanno avuto le religioni nella storia dell'umanità, ma le considero opere dell'uomo alla pari con le grandi tradizioni letterarie, artistiche, filosofiche, e trovo che la pretesa di verità insita in ciascuna religione sia da annoverare fra i mali dei nostri tempi, perché divide e ostacola la comprensione reciproca. Anche se il papa insiste sulle parole disarmate e disarmanti, resta convinto che solo la sua sia la vera religione, e questa è la radice del male perché compromette l'ascolto e l'accettazione del diverso.
Ecco dunque che nel 2024 ho realizzato questo disegno a penna intitolato Potere Temporale, che ho immaginato come un grande gufo che diventa temporale atmosferico e col fulmine colpisce e illumina la cupola di San Pietro, col significato che gli interessi economici e politici danneggiano la spiritualità.
E sempre nel 2024 ho fatto quest'altro disegno a penna intitolato I Grandi Inquisitori, immaginati come quattro enormi rapaci che incombono su un Vaticano osservato da Raffaello e Michelangelo, a cui Giordano Bruno volge le spalle, per ricordare che se la Chiesa romana ci ha dato tante opere d'arte e di cultura, ha creato altrettanti ostacoli ad artisti e liberi pensatori. Potere temporale e inquisizione sono ombre del passato, ma l'ingerenza sulle decisioni degli stati c'è ancora, nel bene e nel male.
Soluzioni
Dal punto di vista del problem solving, il conflitto fra due soggetti, siano essi persone, organizzazioni o stati, può avere uno sviluppo simmetrico o complementare. L'interazione simmetrica si ha quando i due contendenti reagiscono nello stesso modo: occhio per occhio, dente per dente. L'interazione complementare si ha quando un contendente attacca, e l'altro subisce l'attacco adattandosi ad esso. Ambedue le relazioni, se vengono usate in modo esclusivo e prolungato, portano ad una escalation. Mella relazione simmetrica se tu mi minacci io ti rispondo con una minaccia più forte, fino a quando arriviamo ad ucciderci l'un l'altro. Nella relazione complementare se tu mi minacci e io subisco con l'esaudire le tue pretese, sei portato a pretendere sempre di più, fino a quando mi torturi e mi uccidi senza che io reagisca.
Un rapporto sano prevede la capacità di passare dalla modalità simmetrica a quella complementare, secondo questo schema dove A e B sono i due soggetti, S e C sono le relazioni simmetrica e complementare:
A attacca B contrattacca - S
A attacca B contrattacca - S
A accetta B attacca - C
A subisce B attacca - C
A contrattacca B contrattacca - S
Il passaggio dalla modalità simmetrica a quella complementare interrompe l'escalation, e spesso può portare alla cessazione del conflitto, per resa (hai ragione, finiamola qui) o per abbandono (per oggi non ne parliamo più).
Se i due soggetti sono incapaci di uscire dalla modalità adottata, o non ne vogliono uscire, è necessario un terzo soggetto che faccia da mediatore, spiegando all'uno e ragioni dell'altro, o da arbitro, dando ragione all'uno e torto all'altro.
Se riportiamo quanto detto agli scenari conflittuali attuali - riarmo, guerra dei dazi, guerre guerreggiate come Ucraina e Gaza - assistiamo all'inasprirsi progressivo delle tensioni, dove tutti si sforzano a fare di più ciò che stanno facendo: più attacchi, più armi, più investimenti bellici, dazi sempre più alti. Per interrompere queste pericolose escalation, se le parti in causa non ci riescono, è auspicabile una figura terza, che potrebbe essere il nuovo papa. Una figura non coinvolta nel conflitto, capace di aiutare a trasformare un gioco a somma zero (io vinco se tu perdi) in un gioco dove si vince o si perde tutti insieme: la lotta contro l'inquinamento, i cambiamenti climatici, le disparità sociali.












I tuoi scritti,caro Umberto, aumentano la mia capacità di pensare. Grazie
I tuoi disegni mi piacciono proprio, trovo fantastico quello del 1973