Strumenti
Dalla mia collezione di penne stilografiche per disegnare a tutti gli strumenti teorici e pratici per risolvere problemi, l'importante è scegliere lo strumento giusto.
Visioni
Questo è il mio primo pennello. Alla rispettabile età di 78 anni è ancora in buone condizioni e funziona bene, anche se ha perso qualche pelo. L'ho sempre usato, anche se in modo saltuario, e dopo averlo tenuto nel cassetto per circa 40 anni - il lungo periodo in cui ho usato soltanto strumenti grafici informatici - da qualche giorno ho ripreso ad usarlo, per fare campiture di colore nei disegni a penna che sto facendo in questo periodo. E' un pennello da acquerello, con la punta più piccola che serve per dare il colore, e la punta più grande che serve per sfumare e schiarire con l'acqua. Mio nonno, prendendo sul serio il talento che avevo mostrato fin da piccolo per le arti visive, quando avevo nove anni mi mandò a lezioni private da Donato Villante, l'architetto di Lanciano che aveva progettato il Calzificio Torrieri, la fabbrica di calze di famiglia, con annessa casa in cui vivevamo, che esiste ancora, anche se è disabitata da tempo e resta solo come testimonianza di archeologia industriale. Villante, dopo avermi dato per un anno solide basi di disegno a matita morbida su carta ruvida Fabriano, mi insegnò la tecnica dell'acquerello, facendomi acquistare il pennello in quesione, a cui sono rimasto sempre affezionato. Per essere mantenuto in buone condizioni, il pennello deve essere lavato bene dopo ogni uso, e conservato in orizzontale per non deformare le punte, che devono essere molto sottili per poter dipingere i tratti più minuti e precisi. E il mio vecchio pennello sfoggia ancora ottime punte bene acuminate!
Questa invece è la penna stilografica Aurora 88 che usavo ai tempi del liceo e con cui scrissi i primi articoli di jazz. Allora la usavo solo per scrivere, perché per disegnare ritenevo più adatte penne a intinzione con pennino sottile. Ora invece la uso per disegnare, da quando ho ricominciato a disegnare su carta. Non ho più usato questa penna per oltre mezzo secolo, da quando cioè negli anni '80 cominciai a scrivere regolarmente con il computer. La voglia di disegnare su carta mi è venuta dopo l'impatto psichico che ho ricevuto dalle immagini generate dall'intelligenza artificiale, e anche perché a tutt'oggi le stampe di alta qualità di file grafici sono molto costose e non ne è garantita la durata, e anche i file non è detto che fra 20 anni siano ancora leggibili. Fra gli anni 80 e 90 per esempio avevo fatto una serie di elaborazioni grafiche che avevo salvato su floppy disc e che ora non sono più leggibili nè per il supporto nè per il formato grafico. Mentre un disegno o un quadro fatti di atomi restano lì e possono sempre essere trasformati in bit con un qualsiasi smartphone.
Poiché l'arte emerge quando svanisce l'utilità, la stilografica - ormai inutile per scrivere - è diventata interessante per disegnare, e ho scoperto che le penne di allora reggono egregiamente il confronto con le penne di oggi.
Queste sono le penne che ho acquistato ora, un po' su internet e un po' in un negozio specializzato che si trova a Parigi vicino a Opéra Garnier. Le prime quattro da sinistra sono penne per manga con pennini a punta acuta e diverse caratteristiche di sottigliezza e flessibilità. Le quattro penne di acciaio sono più dure con pennino a punta tonda e diverse dimensioni di tratto. Seguono quattro penne giapponesi con pennino piegato detto fuda per fare tratti sottili o spessi a seconda dell'inclinazione della penna. Le prime tre sono di marca Sailor, la quarta - la più grande e pesante - è una Duke 511 Confucius.
Il pennino fuda usato a rovescio fa un tratto sottilissimo, tenuto in verticale fa un tratto sottile, e un tratto assai grosso se inclinato in modo da usare tutta la superficie della piegatura della punta. Col movimento libero della mano si ottengono tratti variabili, tipici dei calligrammi cinesi e giapponesi e ottimi per disegnare.
Io non sono un feticista, né un collezionista compulsivo di strumenti, perché ritengo che l'importanza principale spetti all'occhio e alla mano, tuttavia mi piace dotarmi di quel minimo di strumenti che mi rendono più agevole trasferire su carta quello che ho in mente. Sono grato agli strumenti che mi funzionano bene, e cerco di tenerli puliti e di usarli in modo appropriato. Il bello di questi strumenti è che, anche se si usano i più moderni, si tratta di tecnologie antiche e collaudate, con una obsolescenza lentissima. Certo, le penne specialistiche permettono una soddisfacebnte varietà di tratto, ma la buona Aurora, anch'essa ultrasettantenne, se la cava ancora egregiamente, con un pennino capace un po' di tutto, con ottima scorrevolezza e flessibilità, pari a quella dei modelli più costosi fra le penne moderne.
Soluzioni
Anche per il problem solving è importante disporre degli strumenti adatti, che in questo caso sono metodologici, mentali, relazionali, comunicativi. Grazie ai miei studi e alle esperienze consulenziali e formative che ho fatto sul campo li ho selezionati e raccolti nell'Atlante di problem solving
Le schede dell'atlante sono sintetiche per favorire una rapida lettura web, e presentano i contenuti in modo semplice e adatto a qualsiasi livello di lettura. Sono organizzate in ordine alfabetico, ma anche per raccoglitori tematici.
La comunicazione si divide in tre settori: comunicare, con strumenti per la comunicazione persuasiva a livello personale e di impresa, scrivere, con strumenti per la scrittura professionale, dalle tecniche per riempire il foglio bianco fino al technical writing, raccontare, con strumenti per lo storytelling.
La creatività comprende strumenti per il pensiero laterale, l'immaginazione, le tecniche come i Sei cappelli e il Triz, e strumenti per lì'innovazione come il kaizen e l'Oceano blu.
La formazione raccoglie strumenti per formazione in aula e a distanza, dalla gamification alla Teoria U, e strumenti di instructional learning, usati per la progettazione e lo sviluppo di programmi didattici informatici.
La gestione a vista è uno dei settori più corposi, e comprende cinque sezioni: la gestione a vista aziendale, dalle segnaletiche al visual management, i vari tipi di grafici, le mappe mentali e concettuali, le matrici di cui la più conosciuta è la SWOT, e la percezione visiva, che riprende i temi dei corsi che facevo all'Istituto Europeo di Design negli anni '70.
Il management comprende il settore della gestione tradizionale e quello della gestione agile.
Il marketing aggiunge agli strumenti tradizionali quelli del web.
Le nuove tecnologie ICT vanno dalla gestione dei dati fino all'intelligenza artificiale.
Il problem solving parte da tecniche basilari come le domande, fino agli stratagemmi del problem solving strategico.
Il project management va dagli strumenti classici come il diagramma di Gantt fino a quelli dell'agile project management.
Sulla rivista Caos Management ho pubblicato l’articolo Descrivere le immagini, vedere i testi, sul problema del rapporto fra immagini e testi.





