Tinte piatte o sfumate
Dipingere con tinte piatte o con sfumature a impasto o a velatura? Problemi con soluzioni piatte, decise, o sfumate, flessibili?
Visioni
Realizzare immagini con tinte piatte o sfumate? Le sfumature sono una evoluzione rispetto alla campitura uniforme, oppure questa è una scelta di stile?
Tinteggiare una forma con un colore uniforme, o ridurre le sfumature realistiche in colori uniformi rappresentano una semplificazione, un'astrazione rispetto alla complessità del reale. A volte la semplificazione è richiesta da limiti tecnici, come i pittori dei vasi greci che avevano a disposizione solo il rosso della terracotta, il nero e il bianco. Altre volte è un'esigenza comunicativa, tesa a rendere l'immagine più semplice e più efficace.
Le sfumature sono presenti in natura, e rendono l'immagine più realistica, o comunque più ricca e modulata. La pittura antica ha cercato di riprodurre sfumature nelle rappresentazioni realistiche di età ellenistica, fino all'arte medievale che combinava figure sfumate con i piatti fondi dorati. I pittori hanno cercato di ottenere sfumature con le tecniche della velatura o dell'impasto. Nel primo caso, usato nell'acquerello e nella tempera, i colori vengono gradualmente diluiti con acqua per schiarirli e sovrapporli con più o meno trasparenza. L'impasto consiste nell'affiancare due pennellate di colore diverso, e di sfumarle con un pennello asciutto o con la mescolanza graduale dei due colori mediante pennellate.
Un esempio della pittura per velature è la Donna con cappello di Giovanni Boldini, un acquerello del 1905 dove poche pennellate veloci e larghe bastano a creare l'immagine della donna. Nell'acquerello per poter sovrapporre le velature bisogna aspettare che siano asciutte le pennellate sottostanti. Le sfumature si ottengono diluendo la pennellata appena data con un pennello bagnato in sola acqua, il diluente naturale che si usa comunque per rendere i colori più chiari e trasparenti.
Vediamo le sfumature a impasto nel ritratto della principessa Marthe Lucile Bibesco, un olio di Boldini del 1911, dove gli incarnati sono sfumati con morbidezza con la tecnica del pennello asciutto, mentre le pieghe del vestito sono rese da impasti diretti di grandi e veloci pennellate piene di colore.
Per brevità mi limito a quattro esempi di immagini piatte e sfumate.
Nel poster dedicato a Bob Dylan del 1967 Milton Glaser semplifica al massimo la silohuette nera del profilo del cantante, contro le ciocche multicolori della chioma. In basso il nome scritto con un carattere disegnato dallo stesso Glaser. Le tinte sono tutte piatte, per una immagine di forte impatto visivo.
Il poster Different Drummer creato da Peter Max nel 1968, anche se è fortemente stilizzato, presenta colori per lo più sfumati. Da notare che l'artista dipingeva a mano gli originali di formato molto più grande del poster stampato, ed era molto difficile fare a mano sfumature uniformi che con i programmi grafici attuali si fanno con un solo clic. Sfumature, colori tenui digradanti l’uno verso l’altro, forme che esplodono e si moltiplicano in gioiosa confusione sono tipiche visualizzazioni della musica psichedelica del tempo. All’epoca le sfumature uniformi venivano fatte con l’areografo, e in tipografia si mettevano nei rulli della macchina stampatrice due inchiostri diversi che venivano sfumati man mano dal rotolare del rullo sulla carta.
Sfumature iperrealistiche si vedono nella Depositio Maddalenae, un grande disegno a matita di Emanuele Dascanio del 2015, opera di grande virtuosismo tecnico con cui sono realizzate le sfumature degni incarnati e del panneggio, e le trasparenze del costume traforato.
Malika Favre usa tinte rigorosamente piatte nelle sue bellissime semplificazioni vettoriali con cui realizza prototipi per poster, copertine, magliette, vasellame, o anche animazioni che con pochi tratti e pochi colori evocano immagini e scene ricche ed eleganti. L'artista tiene conto dei principi della gestalt, come il rapporto tra figure e sfondo, i principi di continuità, di somiglianza, ecc.
Questo volto di donna è del 2020.
Io ho usato tinte piatte in molti progetti grafici e immagini per le grandi proiezioni su facciate eterogenee, come il Marlon Brando che è stato proiettato in molti eventi di piazza di fine anni '90.
Altrimenti preferisco usare sfumature, come in questo Saule pleureur le matin, un disegno del 2024 dove ho cercato di rappresentare con tratti di penna sempre più sottili e leggeri la sfumatura del cielo controluce lungo la Marna al mattino, a contrasto con la quinta scura del salice piangente in primo piano.
O come questo Il draghetto e l’ovetto, un disegno a matita che ho fatto nel 1975 dove le sfumature rendono, oltre al volume degli oggetti, l’effetto di forme che svaniscono nella foschia.
Soluzioni
E come di consueto veniamo al problem solving. Tinte piatte o sfumate si addicono a colorare soluzioni e problemi piatti o sfumati.
Un problema piatto si pone in modo univoco o binario e ammette una soluzione univoca o binaria. 2+1=3 richiede una soluzione unica. Qualsiasi altra risposta è sbagliata. L'interruttore della luce richiede una risposta duplice: on/off, acceso /spento, 0/1.
Il pensiero umano ama molto questo tipo di problemi e di soluzioni. "Pane al pane e vino al vino" dice la saggezza popolare, e fin dalla notte dei tempi abbiamo separato il giorno e la notte, il caldo e il freddo, i buoni e i cattivi, e così via. Però poi ci si è accorti che la sera il buio non arriva di colpo, ma a poco a poco, e la mattina la luce arriva anch'essa a poco a poco. Anche i matematici, che fino ad un certo tempo avevano calcolato presenti e assenti con numeri interi (o c'è o non c'è, e allora non va contato) hanno scoperto che fra lo 0 (non c'è) e l'1 (c'è) ci sta 0,1 0,2 0,3 ecc.
Leibniz ha detto: "Natura non facit saltus." E si è sviluppato così il calcolo differenziale di fenomeni continui. E il concetto di gradiente, che in matematica e fisica calcola il graduale mutamento di un fenomeno.
Perfino l'informatica, alla logica booleana che opera con numeri interi, ha aggiunto la fuzzy logic, che lavora con i decimali e può prendere in considerazione tutti quei fenomeni della complessità, dalla meccanica dei fluidi al meteo, che sfuggivano alle rigidità del calcolo binario.
Il grafico mostra i due concetti piatti di caldo e freddo, che secondo la logica booleana possono essere vero (1) o falso (0), e fra essi il gradiente della logica fuzzy che calcola le infinite variazioni della continuità reale di un passaggio dal freddo al caldo, o di qualsiasi altro fenomeno come il bello e brutto tempo, la salute e la malattia, la ricchezza e la povertà.
I guai nascono quando ad un problema piatto si vuol dare una soluzione sfumata, ad un problema sfumato una soluzione piatta. Per esempio, il problema piatto considera maschi e femmine come entità discrete e ben distinte fra loro. La soluzione piatta è fare le toilette per maschi e per femmine. Il problema sfumato prende in considerazione la continuità di un processo di differenziazione che solo agli estremi vede un maschio e una femmina, e in mezzo vede una serie di possibilità che chiamiamo fluide. La soluzione piatta delle toilette diventa inappropriata per tale problema. Manca ancora la soluzione sfumata…
Per quanto riguarda la nostra vita quotidiana, sia pubblica che privata, possiamo osservare il problema del vero e del falso. Mi stai dicendo la verità? Mi stai indorando la pillola? Stai cercando di non ferirmi? Temi le mie reazioni? Ecco tante possibilità fuzzy che stanno fra il vero e il falso. Edward de Bono propone ben 12 livelli di verosimiglianza, dal sempre vero verso il talvolta vero fino al raramente vero e all’impossibile o contraddittorio.













